Ghosting, Red Flag e Dipendenza Affettiva: le relazioni “tossiche” nell’Antica Roma

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Oggi usiamo continuamente termini come red flagghosting o dipendenza affettiva per etichettare le relazioni disfunzionali, quasi come se fossero un prodotto esclusivo della nostra epoca o dei social network. Eppure, la psicologia umana non è cambiata molto negli ultimi duemila anni.

Se pensiamo che i drammi amorosi siano un’invenzione moderna, la letteratura e la storia di Roma antica hanno molto da insegnarci: tra inganni strategici, narcisismo e passioni che sfociano nell’ossessione, gli antichi romani hanno vissuto — e messo per iscritto — dinamiche relazionali di un’intensità e di una “tossicità” sorprendenti.

In questo articolo tratteremo velocemente di tre casi emblematici che ci faranno guardare ai classici con occhi decisamente diversi, con tutto il beneficio del dubbio dato da testi letterari.

1. Ovidio: l’Ars Amatoria e le origini del “Ghosting”

Molto prima delle app di dating e dei moderni “Pick-up Artist” (gli esperti di seduzione), a Roma spopolava l’Ars Amatoria di Publio Ovidio Nasone. Più che un canzoniere romantico, l’opera è un vero e proprio manuale strategico, a tratti spietato, su come conquistare e mantenere il controllo sul partner.

Se analizzassimo l’Ars Amatoria di Publio Ovidio Nasone con la lente del DSM-5, non troveremmo il ritratto di un innamorato, ma l’esaltazione di specifici tratti appartenenti ai disturbi di personalità del Cluster B (quelli caratterizzati da comportamenti drammatici, emotivi o imprevedibili), con una forte inclinazione verso il Disturbo Antisociale di Personalità (ASPD) e la psicopatia subclinica.

Ovidio teorizza un approccio alle relazioni basato sull’assenza di rimorso e sullo sfruttamento interpersonale. Le sue tecniche di seduzione ricalcano perfettamente i criteri diagnostici della manipolazione: l’inganno sistematico per profitto o piacere personale (Criterio A2 dell’ASPD) e l’assoluta mancanza di empatia. Consigliare di sparire improvvisamente per poi riapparire (ghosting) non è solo un gioco, ma l’induzione volontaria di disregolazione emotiva nel partner. Ovidio descrive l’amore come un calcolo freddo, dove l’altro non è una persona, ma un oggetto da “hackerare” psicologicamente.

“Quod licet, ingratum est; quod non licet acrius urit.” 
(Ovidio, Amores, II, 19, 3)

“Ciò che è permesso non ha attrattiva; ciò che è proibito brucia più intensamente.”

Clinicamente, questa frase evidenzia la ricerca di stimoli tipica delle personalità con tratti antisociali, che si annoiano rapidamente nella stabilità (bassa tolleranza alla frustrazione) e necessitano del brivido della trasgressione per provare eccitazione.

2. Nerone e Poppea: la “Red Flag” e il narcisismo distruttivo

Se usciamo dalla poesia ed entriamo nella storiografia, incontriamo la coppia che rappresenta il true-crime dell’antichità per eccellenza. L’unione tra l’imperatore Nerone e Poppea Sabina è il ritratto perfetto di un amore che consuma e distrugge chiunque vi graviti attorno.

L’unione tra l’imperatore Nerone e Poppea Sabina rappresenta un caso clinico da manuale di dinamica relazionale tossica tra due patologie complementari. Leggendo Tacito, il profilo di Poppea soddisfa ampiamente i criteri del Disturbo Narcisistico di Personalità (NPD).

Il DSM-5 definisce l’NPD attraverso un pattern pervasivo di grandiosità, necessità di ammirazione e mancanza di empatia. Poppea risponderebbe al Criterio 6 (sfruttamento dei rapporti interpersonali per i propri scopi) e al Criterio 8 (comportamenti arroganti e presuntuosi).

“Huic mulieri cuncta alia fuere praeter honestum animum.” (Tacito, Annales, XIII, 45) 

“Questa donna ebbe ogni cosa, tranne un animo onesto.”

Poppea utilizza la sessualità non per intimità, ma come aggancio manipolatorio. Nerone, dal canto suo, manifesta tratti di instabilità emotiva, impulsività e paranoia (che sfoceranno in veri e propri deliri persecutori). Tra i due si innesca una codipendenza maligna: il vuoto identitario di Nerone viene riempito dalla grandiosità di Poppea, la quale, a sua volta, usa il potere assoluto dell’imperatore come ultimo “rifornimento narcisistico”.

La loro dinamica degenera fino all’agito violento, sintomo di una totale compromissione dell’esame di realtà.

3. Catullo e Lesbia: Craving, Astinenza e Dipendenza Comportamentale

Con Gaio Valerio Catullo entriamo nel territorio delle Dipendenze Comportamentali. Sebbene il DSM-5 non classifichi la “dipendenza affettiva” come categoria a sé stante, il quadro sintomatologico descritto da Catullo nei confronti di Lesbia (Clodia Pulcra) sovrappone in modo impressionante i criteri diagnostici dei Disturbi correlati a sostanze e ad addiction.

Catullo vive la relazione esattamente come una tossicodipendenza. Nel suo corpus poetico ritroviamo:

  • Craving (desiderio compulsivo): il bisogno totalizzante della presenza di Lesbia.
  • Uso continuativo nonostante la consapevolezza del danno (Criterio 9): Catullo sa che Lesbia è infedele, bugiarda e lo distrugge psicologicamente, ma non riesce a interrompere la relazione.
  • Tentativi infruttuosi di ridurre o controllare il comportamento (Criterio 2): il Carme 8 (“Miser Catulle, desinas ineptire”) è il tentativo disperato, e fallito, di applicare il no-contact e avviare la disintossicazione emotiva.

Il Carme 85 è forse la più accurata descrizione letteraria di un disturbo dell’adattamento con umore depresso e ansia mista, causato da un trauma relazionale in corso:

“Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris. / Nescio, sed fieri sentio et excrucior.” (Catullo, Carme 85)

“Odio e amo. Forse mi chiedi come io faccia. / Non lo so, ma sento che accade e me ne tormento.”

La mente di Catullo non riesce a processare il doppio legame (double bind): la persona che è fonte di amore è contemporaneamente la fonte del trauma. Il verbo excrucior (vengo messo in croce) è la traduzione perfetta del dolore somatico e psicologico dell’astinenza, dove la ragione si arrende all’amigdala e al cortocircuito neurobiologico dell’attaccamento disorganizzato.

Oltre la diagnosi: l’eternità della natura umana

Arrivati a questo punto, è inevitabile sorridere pensando a quanto siamo simili agli uomini e alle donne di duemila anni fa. Gli antichi romani non avevano gli smartphone, non potevano bloccare gli ex sui social e non usavano i manuali di psicologia per definire i loro drammi sentimentali. Eppure, amavano, si illudevano e soffrivano esattamente come noi.

Dietro la polvere dei secoli, i miti e la solennità dei marmi, c’erano persone reali alle prese con cuori fragili e insicuri. Leggere le ciniche strategie di Ovidio, l’ambizione fatale di Poppea o la dolente disperazione di Catullo significa guardarsi in uno specchio antichissimo. Ci ricorda che le passioni umane — così come le nostre ferite profonde e gli stili di attaccamento teorizzati da John Bowlby — non sono un’invenzione contemporanea, ma schemi universali ed eterni.

I classici, in fondo, non sono affatto vecchi testi impolverati da studiare a memoria: sono la prova tangibile che certe dinamiche relazionali non hanno epoca. E forse, proprio immergendoci nelle parole di chi ha vissuto questi tormenti millenni prima di noi, possiamo sentirci un po’ meno soli di fronte alle nostre, modernissime, fragilità.

Giampiero Marchi
Direttore – Centro Nazionale di Studi Classici GrecoLatinoVivo
Ente accreditato dal Ministero dell’Istruzione e del Merito


VIVI LE PASSIONI DI CATULLO SENZA TRADUZIONE

Leggere di queste dinamiche in italiano è interessante, ma c’è un solo modo per capirne davvero l’intensità emotiva e la crudezza: leggere le vere parole dell’autore in lingua originale. Le traduzioni, per quanto ben fatte, spesso “addolciscono” la lingua, smorzando le tenerezze dei diminutivi latini o censurando la violenza delle invettive.

Se hai già delle basi e vuoi mettere alla prova il tuo latino in un contesto letterario vivo e senza censure, dal 23 marzo parte il corso online in diretta “Catullo per Principianti Avanzati: passioni, invettive e vita quotidiana al tramonto della Repubblica” (LINK).

Guidati dal prof. Giampiero Marchi, direttore del Centro Nazionale di Studi Classici, analizzeremo i carmi di Catullo direttamente sul testo latino. Nessuna noiosa traduzione scolastica: la comprensione è già alla tua portata. Sarà l’occasione per affinare il lessico e la grammatica ascoltando la voce originale del poeta del sentimento per eccellenza.

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