La scelta di Achille

L’Iliade si apre coi dolori inflitti ai Greci da Achille e si chiude con il grande lutto per i Troiani, i funerali di Ettore. Considerando che Achille è un personaggio che per la maggior parte del poema non prende parte alla battaglia, cerchiamo di delinearne un ritratto che dia conto soprattutto della sua iconicità.

Achille, illustrazione di Giovanna Marsilio.
© Tutti i diritti riservati.
È vietata la riproduzione e l’utilizzo in ogni sua forma quando non espressamente concesso dagli aventi diritto.

Tra i tanti sogni che ci caratterizzano come esseri umani, quello di essere immortali, di sopravvivere alla propria carne, è forse il più umano di tutti. Come affermava un giovane poeta, «tutto al mondo passa, | e quasi orma non lascia.»

Continua a leggere

Ettore: noi in difesa degli altri

La figura di Ettore riassume in sé il senso dell’eroismo di ogni tempo, mostrando come per essere eroi non sia necessario vincere quanto non arrendersi e combattere sempre per un fine, mai per se stessi.


Ettore, illustrazione di Giovanna Marsilio.
© Tutti i diritti riservati.
È vietata la riproduzione e l’utilizzo in ogni sua forma quando non espressamente concesso dagli aventi diritto.

L’umanità ha sempre parlato di eroi. Persone straordinarie, fuori dalla media, che per una ragione o per un’altra si sono trovate a dover combattere.
I primi eroi che spesso incontriamo nell’infanzia sono quelli delle fiabe: pensiamo ai bellissimi libri illustrati che hanno colorato l’infanzia di molti di noi, pieni di lance e spade, di missioni impossibili e di personaggi straordinari.

Continua a leggere

Afrodite: la ferita di colei che tutti vince

In quest’articolo cerchiamo di descrivere la dea dell’amore attraverso un concetto che non siamo portati ad associare alla divinità, quello di ferita. Perché non siamo vinti o feriti solo dai colpi di spada.


Afrodite, illustrazione di Giovanna Marsilio.
© Tutti i diritti riservati.
È vietata la riproduzione e l’utilizzo in ogni sua forma quando non espressamente concesso dagli aventi diritto.
Continua a leggere

Il giudizio di Paride

Paride è sicuramente un eroe non convenzionale: fin dalla sua prima apparizione nell’Iliade, si caratterizza per la sfrontata bellezza che però non corrisponde a grandi abilità belliche. Alla fine dell’Iliade la guerra di Troia viene imputata a lui e alla sua scelta, dettata dalla lussuria, di favorire Afrodite… non tutti, però, sono d’accordo.


Paride, illustrazione di Giovanna Marsilio.
© Tutti i diritti riservati.
È vietata la riproduzione e l’utilizzo in ogni sua forma quando non espressamente concesso dagli aventi diritto.
Continua a leggere

Elena, bellezza dai mille volti

Un teschio non troppo dissimile agli altri”.
Questo rimane di Elena secondo Luciano di Samosata1: e Menippo, protagonista del dialogo, si chiede come sia possibile che tanti uomini abbiano tanto sofferto ‘per un bel faccino’.


Elena, illustrazione di Giovanna Marsilio.
© Tutti i diritti riservati.
È vietata la riproduzione e l’utilizzo in ogni sua forma quando non espressamente concesso dagli aventi diritto.
Continua a leggere

Hera, donna e dèa che non si arrende.

La regina degli dei, sposa e sorella del grande Zeus, dimostra in prima persona che anche se qualcosa ‘è destino’ si può comunque combattere.


Hera, illustrazione di Giovanna Marsilio.
© Tutti i diritti riservati.
È vietata la riproduzione e l’utilizzo in ogni sua forma quando non espressamente concesso dagli aventi diritto.

Una delle scene più famose e commoventi dell’Iliade ha come protagonisti il re e la regina degli dei. Siamo nel canto XVI, quello della morte di Patroclo. Egli, vestito come Achille, prima di lasciare la vita sul campo per mano di Ettore, si fa valere e tra i tanti spedisce nell’Ade anche Sarpedonte, che è figlio di Zeus.

Continua a leggere

Bella e dannata: lo sguardo di Medusa

Nel mito Medusa non era inizialmente donna divina e terribile, ma nata bellissima è vittima dello strupro di Posidone, e di una mentalità che, allora come oggi, trasforma troppo spesso le vittime in mostri.


Rassegnazione, tristezza, rimpianto. Sono queste alcune delle sensazioni che accompagnano gli esuli di ogni tempo. A farcelo capire, tra i tanti, c’è anche Ovidio, il tenerorum lusor amorum (Tristia, IV, 10) che si trovò escluso, lontano da quella città di cui aveva saputo cantare fasti, costumi e virtù. 

Medusa, illustrazione di Giovanna Marsilio.
© Tutti i diritti riservati.
È vietata la riproduzione e l’utilizzo in ogni sua forma quando non espressamente concesso dagli aventi diritto.

Una vicenda umana, quella di Ovidio, di cui conosciamo soprattutto i risvolti personali, grazie alle numerose poesie che egli dedicò agli anni dell’esilio. Tra i tanti esempi che potremmo citare, è significativa una metafora che il poeta impiega per descrivere la propria condizione:

Continua a leggere

La nascita della glaucopide

Con questo articolo di una nuova serie sul mondo classico si segna il primo passo della collaborazione tra il Centro Nazionale di Studi Classici GrecoLatinoVivo e l’artista Giovanna Marsilio, illustratrice di fama nazionale, che curerà in esclusiva i disegni dei nostri articoli.


Il mondo degli dei non ha bisogno della fisicità per generare e dare la vita, a maggior ragione quando si parla di Zeus. 

Atena Glaucopide, illustrazione di Giovanna Marsilio.
© Tutti i diritti riservati.
È vietata la riproduzione e l’utilizzo in ogni sua forma quando non espressamente concesso dagli aventi diritto.
Continua a leggere

Poesia ‘difficile’: Persio, poeta libero

La ridotta produzione letteraria di Persio

Spesso la palma del ‘poeta difficile’ tocca proprio ad Aulo Persio Flacco, che di certo non se ne dispiacerà. Del resto, che la sua opera attiri l’attenzione è quasi scontato: un corpus certo non paragonabile per quantità a quello dei suoi illustri colleghi – vengono per forza in mente Orazio e Giovenale – ma che fin da subito, gli seppe procurare l’apprezzamento, come dimostrano le parole di Quintiliano (Institutio oratoria, X 94): multum et verae gloriae quamvis uno libro Persius meruit

Continua a leggere

Marziale: il candore dell’aceto

È certo prassi non comune cominciare un racconto dalla fine: ma a volte le parole di un amico – e a maggior ragione quando ormai siamo troppo lontani per sentire – riescono a dare il senso di una vita intera.

Marziale si spense nella Spagna che gli aveva dato la luce, probabilmente nella cittadina di Bilbilis – tanto spesso ricordata nei suoi epigrammi – dove aveva fatto ritorno da quella Roma «santa e dissoluta» a cui aveva cercato di dare il volto più umano possibile, indulgendo sui difetti, indagando i costumi, con il tipico interesse che l’artista, da spettatore, nutre nei confronti delle piccolezze, dei pettegolezzi, delle chiacchiere e dei sussurri: non ci sono tribunali e condannati nella narrazione che Marziale intesse in anni e anni di produzione letteraria, c’è la consapevolezza di una tagliente ironia, c’è un tessuto retorico a volte prevedibile ma sempre d’effetto. C’è l’esperienza di un uomo d’intrattenimento, insomma, e una indubbia capacità narrativa: la capitale non è un covo di dannati e nemmeno una città di santi. È varia l’umanità, vari i vizi e i sotterfugi

Continua a leggere