E se il Coronavirus fosse un’occasione per la scuola di domani?

Le ultime notizie ci parlano di una ulteriore settimana di chiusura delle scuole di tre regioni del Nord Italia, che salgono quindi a due. Alcuni docenti, consapevoli che i tempi sono stretti e la situazione andrà a ripercuotersi soprattutto sugli alunni, si stanno attrezzando in maniera, in molti casi, nuova.

Alcuni giorni fa è andata in onda una puntata speciale di Presa Diretta che ho potuto vedere solo grazie ai simpatici commenti in diretta di Vanverismo Pedagogico, pagina creata dal Prof. Cristiano Corsini, docente di Didattica Sperimentale a RomaTre, che mi ha reso la visione ben più digeribile di quanto non sarebbe stata altrimenti.

Durante tale puntata uno degli argomenti maggiormente toccati è stato, tra una Finlandia citata a sproposito e una soft skill, l’utilizzo delle tecnologie nella scuola, che però venivano presentate troppo spesso come una panacea che non può fermare il decadimento della scuola perché, signora mia, ai miei tempi era tutta un’altra cosa…

Battute a parte, non si può negare che lo scenario in cui siamo abbia preso tutti alla sprovvista, da un punto di visto politico e sociale.

La chiusura delle scuole, un atto di governo che riteniamo non avere le conoscenze medico-scientifiche per giudicare, ha messo in seria difficoltà molti docenti e non pochi studenti che hanno iniziato a domandarsi come muoversi per non rimanere impantanati non tanto da un punto di visto burocratico, dato che comunque l’anno scolastico sarà salvo per gli studenti, ma da un punto di vista didattico vero e proprio.

IL FANALINO DI CODA DELLA TECNOLOGIA

È fatto risaputo fra gli addetti ai lavori che gli Italiani abbiano poca fiducia nell’utilizzo della tecnologia come mezzo di apprendimento: chi offre corsi o lezioni a distanza sa bene che il mercato di riferimento è quello estero: in Italia, infatti, la tecnologia, specialmente se ha a che fare con i computer, è da sempre vista come un gioco e non come occasione di progresso, personale o culturale. Si preferisce sempre infatti accedere ad un corso “in presenza”, nonostante spesso gli strumenti a disposizione dell’online siano assai validi.

RIPENSARE LE LEZIONI

Questo momento di crisi, intesa in senso neutro come momento di repentino mutamento degli elementi sociali pre-esistenti, ha costretto molti docenti a rivolgere l’attenzione alla didattica a distanza e alle nuove tecnologie: hanno così scoperto piattaforme fino a quel momento sconosciute, come MOODLE o EDLAB e VIALOGUES, per la creazione di corsi a distanza, oppure mezzi come SKYPE o ZOOM per videoconferenze, fino a quel momento prese in considerazione solo come un ludus didattico e nulla più, di poca o scarsa efficacia, e si sono trasformati a poco a poco in docenti digitali.

Dalla rete emergono le storie e le immagini del grande entusiasmo di docenti dell’Emilia-Romagna, della Lombardia, del Veneto, che in videoconferenza lavorano per i loro studenti con una luce diversa, pronti a buttarsi in una sfida in cui sono consapevoli che faranno molti errori, ma poco importa, l’importante è provarci, anziché stare fermi.


IL CORONAVIRUS È FORSE STATA L’OCCASIONE CHE LA SCUOLA HA AVUTO PER ENTRARE NEL TERZO MILLENNIO CON VENTI ANNI DI RITARDO


Non basta una LIM per mettere la tecnologia al servizio della scuola, servono docenti che abbiano l’umiltà di apprenderne l’utilizzo, fuori da corsi di formazione troppo spesso forzati.
Molti docenti, all’inizio, quando improvvisamente si sono trovati fuori dall’aula, hanno sentito forte il bisogno di aiutare i loro studenti.
Non erano preparati a questa pausa.
La notizia è arrivata di domenica sera.
Forse i primi due giorni sono rimasti in balìa delle notizie che arrivavano.
Poi si sono resi conto che dovevano fare qualcosa, e si sono uniti, scambiandosi idee, studiando piattaforme diverse di cui avevano sentito fino a quel momento solo il nome e che credevano che non avrebbero mai usato.

Siamo consapevoli che molte persone si sono ammalate e molte si ammaleranno per questa epidemia, ma il Coronavirus si è trasformato, in alcune aree, in quell’occasione che la scuola cercava da tempo per riprendersi il suo spazio di luogo di formazione appassionato e appassionante, perché è uscita fuori dalle aule in cui troppo spesso è stata unicamente rinchiusa.

Dato che il nostro è un blog di Didattica del latino e del greco antico, abbiamo visto in rete anche docenti di latino e greco (da sempre i più allergici della categoria all’utilizzo della tecnologia) creare test, corsi, lezioni online, e abbiamo visto studenti che si sono appassionati al punto da chiederne di nuovi. Nell’immagine qui sotto potete vederne un caso, con un video in latino e domande multiple di comprensione, che è stato creato dalla docente utilizzando il materiale già presente in rete.

È fondamentale però che queste sperimentazioni non si fermino con la riapertura delle scuole, ma continuino ad essere utilizzate, saggiamente, in maniera attenta, per offrire una esperienza didattica completa.

Un esempio di test di comprensione a risposta multipla fatto con materiale già presente in rete per studenti di quarta ginnasio.

EINSTEIN E LA CRISI COME BENEDIZIONE

Vogliamo chiudere con una citazione di Albert Einstein, proprio sull’importanza, per il progresso, della crisi.


Non pretendiamo che le cose cambino se continuiamo a farle nello stesso modo. La crisi può essere una vera benedizione per ogni persona e per ogni nazione, perché è proprio la crisi a portare progresso.

La creatività nasce dall’angoscia, come il giorno nasce dalla notte oscura. È nella crisi che nasce l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera sé stesso senza essere superato. Chi attribuisce le proprie sconfitte e i propri errori alla crisi, violenta il proprio talento e mostra maggior interesse per i problemi piuttosto che per le soluzioni. La vera crisi è l’incompetenza. Il più grande difetto delle persone e delle nazioni è la pigrizia nel trovare soluzioni.

Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è routine, una lenta agonia. Senza crisi non ci sono meriti. È nella crisi che il meglio di ognuno di noi affiora; senza crisi qualsiasi vento diventa una brezza leggera. Parlare di crisi significa promuoverla; non parlarne significa esaltare il conformismo. Cerchiamo di lavorare sodo, invece. Smettiamola, una volta per tutte, l’unica crisi minacciosa è la tragedia di non voler lottare per superarla

ALBERT EINSTEIN, La crisi può essere una vera benedizione, 1955.

Giampiero Marchi
Centro Nazionale di Studi Classici

Altro video didatticamente utile per la formazione a distanza


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