Con questo articolo di una nuova serie sul mondo classico si segna il primo passo della collaborazione tra il Centro Nazionale di Studi Classici GrecoLatinoVivo e l’artista Giovanna Marsilio, illustratrice di fama nazionale, che curerà in esclusiva i disegni dei nostri articoli.
Il mondo degli dei non ha bisogno della fisicità per generare e dare la vita, a maggior ragione quando si parla di Zeus.
È certo prassi non comune cominciare un racconto dalla fine: ma a volte le parole di un amico – e a maggior ragione quando ormai siamo troppo lontani per sentire – riescono a dare il senso di una vita intera.
Marziale si spense nella Spagna che gli aveva dato la luce, probabilmente nella cittadina di Bilbilis – tanto spesso ricordata nei suoi epigrammi – dove aveva fatto ritorno da quella Roma «santa e dissoluta» a cui aveva cercato di dare il volto più umano possibile, indulgendo sui difetti, indagando i costumi, con il tipico interesse che l’artista, da spettatore, nutre nei confronti delle piccolezze, dei pettegolezzi, delle chiacchiere e dei sussurri: non ci sono tribunali e condannati nella narrazione che Marziale intesse in anni e anni di produzione letteraria, c’è la consapevolezza di una tagliente ironia, c’è un tessuto retorico a volte prevedibile ma sempre d’effetto. C’è l’esperienza di un uomo d’intrattenimento, insomma, e una indubbia capacità narrativa: la capitale non è un covo di dannati e nemmeno una città di santi. È varia l’umanità, vari i vizi e i sotterfugi.
Catullo non è solo il conto dei baci, il resoconto di un amore bello come un naufragio dipinto. Dietro le raffinatezze, la dissoluzione, i sentimenti contrastanti e lo sprezzo, stanno precise motivazioni e altrettante risposte: le scelte poetiche corrispondono a precise scelte di vita.
È estremamente facile giungere a conclusioni affrettate, specialmente quando si percepisce la nota stonata prodotta dalla frizione di una condotta opaca e una predicazione solerte.