DSA e lingue classiche: un binomio impossibile?

Every student can learn,
just not on the same day
or the same way
(George Evans)

dislessia

Negli ultimi anni non è difficile per chi insegna in un liceo trovare, nelle proprie classi, studenti BES (Bisogni Educativi Speciali): tra questi la maggior parte sono studenti con Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA).

Basta fare due chiacchiere con alunni o colleghi per rendersi conto che il 90% di loro non ha la benché minima idea di cosa sia la dislessia e quale sia la sua origine. Da questa ignorantia dilagante nasce l’idea di scrivere questo articolo: non solo per cercare di fare chiarezza tra docenti e discenti, ma anche e soprattutto per fare capire alle famiglie e agli allievi con DSA che il liceo classico non è una scelta da scartare a priori.

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Greco antico: uno studio comparativo tra metodo tradizionale e metodo induttivo

Nel 2013 è uscito, a firma del Prof. Marco Ricucci, dottore di ricerca presso l’Università di Udine e docente di latino e greco, un contributo che indaga, attraverso una serie di prove somministrate a classi equamente suddivise tra quelle formate con metodo grammaticale-traduttivo e metodo induttivo-contestuale, quale di queste abbia raggiunto lo scopo di comprendere di più (a livello quantitativo) e meglio (a livello qualitativo) un testo in greco antico della lunghezza di 7-13 righe, in un’ora e senza l’ausilio di un dizionario bilingue.

Lo studio di Ricucci è reperibile a questo indirizzo.

Lo staff di GrecoLatinoVivo

Ringraziamo il prof. Alessandro Conti per l’infografica.

“Tanto c’è il dizionario!” (ovvero Il dramma dell’acquisizione del lessico nello studio delle lingue classiche)

come-utilizzare-il-dizionario-latino-italiano_44549da8219df9871aa1318d5b003aebSe si dovessero analizzare, con una certa acribia, le criticità del metodo grammaticale-traduttivo (comunemente noto come tradizionale), la maggiore potrebbe essere ritenuta, a buon diritto, la scarsa conoscenza del lessico da parte degli studenti.

Nella comune pratica didattica il suo studio si fonda su liste contenenti da un minimo di venti fino a picchi – folli – di ottanta vocaboli, che il malcapitato studente è tenuto ad imparare a memoria in un arco temporale solitamente abbastanza stretto, da uno a tre giorni. Questo metodo, tutt’ora prevalente, viene messo in atto solitamente per i primi mesi del primo anno, per poi cadere gradualmente in disuso nel corso della seconda parte dell’anno, salvo eccezioni. Continua a leggere

Perché far studiare il latino (ed il greco) ai nostri ragazzi nell’era di Internet?

studiare-latinoNei tre articoli precedenti della serie “Come impariamo una lingua” abbiamo cercato di analizzare il modo in cui funziona il cervello nell’apprendimento delle lingue e, sulla base delle ricerche scientifiche, come sia possibile una didattica diversa delle lingue classiche che rispetti quei processi di apprendimento. Abbiamo osservato come lo studente possa giungere a possedere (e non solo a conoscere) il latino ed il greco e come alcune tecniche didattiche che il docente mette in atto possano permettere il raggiungimento di questo scopo.

Manca però, a questo punto, la risposta ad una domanda fondamentale che ancora non ci siamo posti, cioè perché, oggi, in un’epoca così fluida, è ancora necessario (ed anzi, fondamentale) studiare le lingue classiche. Continua a leggere

In Sicilia il Latino ed il Greco tornano in vita!

12039364_1659322724283717_175492796969624148_nIl 22 e 23 settembre scorso, presso l’Istituto Bartolo (sez. Classico, Scientifico, Scienze Umane) di Pachino (SR), si è svolto un Corso di Formazione che ha visto come relatore – formatore, il prof. Luigi Miraglia e alcuni suoi allievi e professori dell’Accademia Vivarium Novum: il belga Iulianus (Julien) Claeys Boùùaert, l’ungherese Eusebius (Özséb Áron) Tóth e l’allievo di III anno Lucianus (Luciano), originario di Floridia (SR).

Più di quaranta insegnanti da tutta la Sicilia hanno deciso, come noi, di partecipare a questo corso di formazione. In un momento come questo, in cui nella “Buona Scuola” non si parla d’altro che di formazione e di scuole che devono investire nella formazione degli insegnanti, la cosa che salta subito agli occhi all’Istituto “Bartolo” di Pachino, è l’entusiamo dei colleghi che hanno deciso di tentare una nova via docendi delle lingue classiche, è l’entusiamo del Dirigente Scolastico, prof. Vincenzo Pappalardo, che ha promosso e fortemente voluto questo incontro, per dare la possibilità non solo ai suoi docenti ma anche a tutti coloro che lo avessero voluto, di trovare per due giorni un’isola beata nella triste vita dei “corsi di formazione” che spesso, ahimè, servono a poco o a nulla.  Continua a leggere

Come impariamo una lingua – parte terza

Per chi non l’avesse fatto, si consiglia di leggere la prima parte e la seconda parte di questa serie di articoli. In questo modo sarà più comprensibile la lettura di questo articolo.

rightleftanology2A questo punto del nostro percorso sarà ben chiaro come il cervello acquisisce una lingua straniera (qualunque essa sia) e quanto sia importante rispettare il ruolo dei due emisferi sulla base dei principi di direzionalità e modalità. Sarà anche chiaro che lo studente, secondo il cd. principio di  dominanza emisferica, avrà la tendenza ad ostacolare involontariamente il processo di acquisizione. Compito del docente sarà dunque evitare che questo avvenga, lavorando con gli studenti affinche essi, seguendo le direttive dell’insegnante, non frenino i processi naturali in ordine all’acquisizione linguistica. Continua a leggere

Come impariamo una lingua – parte seconda

mercedesleftrightbrain1Abbiamo già esaminato nel precedente articolo (che consigliamo di leggere soprattutto per una migliore comprensione del presente scritto, di cui è prosecuzione) il modo in cui il cervello acquisisce una lingua straniera e quanto sia opportuno, sulla base delle ricerche in neurolinguistica, modificare il modo in cui le lingue classiche vengono solitamente fatte apprendere ai nostri studenti nelle nostre classi. Continua a leggere

Come impariamo una lingua – parte prima

FullSizeRenderAbbiamo già analizzato in un precedente articolo le ragioni che hanno portato al fallimento del metodo tradizionale di insegnamento delle lingue classiche e quanto sia necessario impegnarsi per rendere nuovamente al latino ed al greco, fin dalle primissime fasi del loro apprendimento, il loro status di lingue, e quindi di mezzi di comunicazione. Questo fatto, lo ripetiamo, comporta in maniera inequivocabile che comincino a far capo alla moderna glottodidattica e alle sue regole, da cui caparbiamente vengono tuttora tenute a distanza. È una equazione che ancora stenta ad essere accettata, ma la sua chiarezza è lampante: se il latino ed il greco sono lingue e la Glottodidattica studia e regola l’apprendimento e l’insegnamento delle lingue, allora il latino ed il greco devono essere regolate dalla Glottodidattica. Si assiste, però, nel campo degli Studi Classici, ancora ad un netto rifiuto di tutte quelle ricerche e quei campi di studio che cercano di indagare metodi e approcci per l’apprendimento delle Lingue Straniere, quando tali ricerche tentino di influenzare la Glottodidattica delle Lingue Classiche. Compito di questo articolo e dei due che seguiranno sarà mostrare e dimostrare quanto, partendo dalle ricerche in glottodidattica, neurolinguistica e psicodidattica, sia necessario rivedere quello che accade durante le ore di insegnamento del latino e del greco antico. Continua a leggere

Il metodo tradizionale: le ragioni di un fallimento

Lewis_Hine,_Boy_studying,_ca__1924Dopo aver sfatato i pregiudizi  che circolano intorno al Metodo Natura, prima di occuparci del metodo in sé, occorre prendere consapevolezza del fatto che il Metodo Tradizionale, o più propriamente Metodo Grammaticale – Traduttivo (MGT), preponderante nelle scuole italiane, ha fallito.

Mi rendo conto che una così secca affermazione possa, soprattutto nella classe docente, lasciare sgomenti, ma osservando senza preconcetti e con animo sereno i dati a nostra disposizione, non si potrà non condividere questa opinione.

Le ragioni di questo fallimento sono storiche, culturali e sociali, ovviamente tutte legate in un intreccio indissolubile, alle quali si aggiungono motivazioni di carattere scientifico. Continua a leggere

Pregiudizi da sfatare sul Metodo Natura

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Potrà sembrare strano che il primo articolo di questo Diarium Nauticum non sia incentrato sul Metodo Natura in sé, quanto sui pregiudizi che spesso gravitano intorno ad esso. Va detto che questa scelta non è in realtà casuale, dal momento che molti docenti, studenti universitari o dottorandi affermano di conoscere il metodo, quando in realtà, ad una analisi più attenta, si scopre che davvero in pochissimi lo conoscono realmente, sanno di cosa si tratta ed hanno dedicato almeno una settimana della loro vita ad analizzarlo con un minimo di acribia. La maggior parte delle notizie che girano in rete o nei discorsi anche fra colleghi dimostrano una conoscenza a dir poco superficiale, e quanto si sente dire vale, più o meno, quanto le chiacchiere dalla parrucchiera. Dispiace questo atteggiamento, in particolar modo se quanti parlano senza cognizione di causa dimostrano una certa chiusura mentale lontana dagli Studi Umanistici, che dovrebbero formare individui aperti all’analisi oggettiva della realtà circostante. Continua a leggere