Pubblichiamo questa interessante intervista, apparsa su Linkiesta, che ha molti punti di contatto con il nostro articolo Cari Classicisti, questa è l’acqua apparso qui, alcuni giorni fa.
Apre la mente? Non è detto. È un ottimo esercizio per la logica? La matematica lo è di più. Il latino, suo malgrado, gode da tempo di cattiva fama. E la colpa non è sua, spiega il professor Ivano Dionigi, fino al 2015 rettore dell’Università di Bologna e insigne latinista. «La colpa è dei suoi difensori, che non sono in grado di difenderlo». L’inadeguatezza è «dei classicisti: si chiudono a riccio nelle grammatiche», dimenticando ciò che diceva già Friederich Nietzsche, cioè «che la classicità va in rovina per opera dei filologi classici». E il latino, invece, merita di più. Anche perché ha un valore d’uso reale. Ed è portatore di un senso profondo, anche nei tempi anglicizzati di oggi, che lo rende non moderno. E proprio per questo prezioso. Continua a leggere
«Ci sono questi due giovani pesci che nuotano, e incontrano un pesce più vecchio che nuota in senso contrario, il quale fa loro un cenno, dicendo: “Salve ragazzi, com’è l’acqua?”.

La lingua per eccellenza dell’Antico Impero Romano torna in vita in alcune classi dell’Università di Navarra, in Spagna. Il professore di Filologia Latina Alvaro Sánchez-Ostiz, che tiene l’insegnamento di Lingua e cultura latina è il colpevole del fatto che molti alunni del primo anno di Filologia Spagnola e di Filosofia sono capaci di parlare latino come chiunque apprenda qualsiasi altra lingua straniera. 

Se si dovessero analizzare, con una certa acribia, le criticità del metodo grammaticale-traduttivo (comunemente noto come tradizionale), la maggiore potrebbe essere ritenuta, a buon diritto, la scarsa conoscenza del lessico da parte degli studenti.
Il 7 e l’8 novembre 2015 si è tenuto, in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico dell’Accademia Vivarium Novum, un convegno, in memoria di Pugliese Carratelli, in cui si è cercato di analizzare lo stato (disastroso) in cui versa l’insegnamento delle lingue classiche in Italia, in Europa e nel Mondo. Preciso fin da subito che sarà per me impossibile tracciare in maniera puntale tutti gli interventi che si sono susseguiti in due giorni estremamente ricchi di momenti di riflessione, questo a causa sia dello spazio esiguo che mi è dato in questa sede sia del numero veramente alto di personalità che hanno preso la parola. Cercherò tuttavia di riportare gli spunti e le domande che questo fine-settimana così denso ha sollevato.